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ARTISTI A LUINO

Nonostante le piccole dimensioni la nostra città è da sempre una fucina di artisiti, gravitanti o nati a Luino e dintorni. Da i poeti ai comici, dagli attori ai letterati, scopriamo insieme i più famosi.

Dario Fo
©CarassioJoel CC BY-SA 4.0

(Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016)

Sicuramente uno dei più importanti artisti della zona. Fu autore di rappresentazioni teatrali che fanno uso degli stilemi comici propri della commedia dell’arte italiana e che sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è stato un uomo di teatro a tutto tondo. Famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l’impegno politico di sinistra, con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante. Nel 1997 vinse il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.»

Nato nella vicina Sangiano segui il padre, capostazione, negli spostamenti nelle stazioni della zona, tra cui Luino.
Il padre decise poi di stabilirsi definitivamente a Luino, e qui riposa nel clocale cimitero.

Fra le caratteristiche più note dell’opera di Fo ci sono l’anticonformismo, l’anticlericalismo e, più in generale, l’esercizio di una forte critica rivolta, attraverso lo strumento della satira, alle istituzioni (politiche, sociali, ecclesiastiche) e alla morale comune. La sua costante opposizione a ogni forma di potere costituito rende Fo non soltanto un artista “scomodo”, ma l’antitesi degli intellettuali organici, tutti presi dal compito di conservare l’egemonia culturale già esistente o di crearne una alternativa. Dario Fo era ateo.

All’interno della sua vasta produzione (circa settanta lavori), i personaggi dell’attualità, della storia o del mito sono presentati sempre in un’ottica rovesciata, opposta a quella comune (il gigante Golia è buono e pacifico, mentre Davide è un litigioso rompiscatole, Napoleone e Nelson si comportano come bambini che si fanno reciproci dispetti, ecc.). Già nei primi spettacoli compare, sia pure in embrione, quella satira fatta di smitizzanti ribaltamenti tanto frequente nei successivi lavori di Fo.

Uno dei primi lavori “Ma la Tresa ci divide”(1947) fu dedicato a Luino e alla sua rivalità col vicino paese di Germignaga.

Vittorio Sereni
©archiviosereni

(Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983)

Tra i massimi poeti del ‘900 Sereni è sempre stato legatissimo al suo paese natale.

Vittorio Sereni nasce il 27 luglio del 1913 a Luino, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Dopo gli studi al liceo classico ‘Arnaldo’ a Brescia si laurea in Lettere all’Università di Milano nel 1936, frequentando in quegli anni il gruppo di giovani (tra i quali Luciano Anceschi, Antonia Pozzi, Giosuè Bonfanti e altri) che si riunisce intorno al professore di Estetica Antonio Banfi. Nel 1941 esce la sua prima raccolta poetica Frontiera (Edizioni di “Corrente”), fortemente suggestionata dallo sfondo lacustre della sua infanzia. Poco dopo viene richiamato alle armi e, caduto prigioniero degli americani in Sicilia nel luglio del 1943, trascorre gli anni fino alla fine della guerra in campi di prigionia tra l’Algeria e il Marocco: frutto di questa drammatica esperienza è la raccolta di poesie Diario d’Algeria, edita nel 1947 per Vallecchi.

Subito dopo la guerra si stabilisce con la moglie e le due figlie (una terza nascerà nel 1956) a Milano, dove lavora prima come insegnante di Lettere nei licei, poi dal 1952 all’ufficio stampa e propaganda della Pirelli e, infine, dal 1958 come direttore editoriale della casa editrice Mondadori.
Continua intanto a dedicarsi alla scrittura: nel 1965 esce la sua terza raccolta, Gli strumenti umani (Einaudi); pubblica inoltre prose (tra cui la raccolta Gli immediati dintorni, Il Saggiatore, 1962, i racconti L’opzione, 1964 e Ventisei, 1969) e traduzioni di Williams, Char, Corneille e altri.
Nel 1971 ottiene il premio per la poesia dell’Accademia dei Lincei con il poemetto Un posto di vacanza, poi incluso nella sua ultima raccolta poetica intitolata Stella variabile che esce nel 1981 per Einaudi e gli vale nel 1982 l’assegnazione del premio Viareggio per la poesia. Negli stessi anni escono il racconto in prosa Il sabato tedesco (Il Saggiatore, 1980) e la raccolta di traduzioni Il musicante di Saint-Merry e altri versi tradotti (Einaudi, 1981, vincitore del premio Bagutta per la traduzione).
Muore all’improvviso per un aneurisma a Milano il 10 febbraio del 1983.

Il legame tra Luino e Sereni si è fortificato con la collocazione, presso Palazzo verbania, del suo archivio. Sempre nella stessa sede si può ammirare la ricostruzione del suo studio.

Chi volesse approfondire può consultare il sito www.archiviovittoriosereni.it

Piero Chiara

(Luino, 23 marzo 1913 – Varese, 31 dicembre 1986)

Nato per caso a Luino (il padre di origine siciliane era a Luino impiegato presso la stazione), ne divenne il massimo cantore per mezzo dei suoi romanzi.

E Luino divenne protagonista anche nei film tratti dai suoi romanzi, su tutti “Venga a prendere un caffè da noi”, interpretato da Ugo Tognazzi e girato interamente a Luino.

Piero Chiara è il poeta delle piccole storie del “grande lago” che spesso fa da palcoscenico ai suoi brevi ed illuminanti racconti. Narra le piccolezze della vita di provincia con quello stile mai insipido, sempre venato di arguzia, di ironia, a tratti di un sottile e malinconico umorismo, e sempre capace di cogliere nel quotidiano l’essenza, ormai dimenticata, della vita. Chiara dipinge i tratti della vita dell’alta Lombardia e dei cantoni svizzeri: una vita di frontiera, fatta di spalloni e contrabbandieri, briganti e fuggiaschi, ma soprattutto della piccola borghesia e di personaggi quotidiani.

Amante del bigliardo e dell’ozio, molti personaggi saranno in parte autobiografici. Così scopriremo gli altarini del pretore di provincia o della moglie del commercialista che si fa curare dal medico del paese. Storielle ben narrate, che scorrono veloci tra le righe, talmente ben congegnate, che non ci persuadono non esser vere. Nei suoi libri non è importante solo la descrizione dei luoghi ma anche (e soprattutto) l’indagine psicologica dei personaggi, la capacità di metterne in evidenza vizi e virtù con un sorriso ironico, spregiudicato ma mai irrispettoso.

Il segreto di Chiara è nella sua capacità di raccontare, nella scelta di argomenti anche “scabrosi” (l’omicidio, l’adulterio, l’ossessione erotica) senza mai cedere a compiacimenti volgari: Chiara descrive caratteri e situazioni, non indulge a cedimenti morbosi. Traspare dalle sue pagine un senso di nostalgia, ma anche la disincantata consapevolezza che il ritorno al passato non è realizzabile. L’amarezza dello scrittore emerge soprattutto nelle ultime opere, da Il cappotto di astrakan a Vedrò Singapore?, fino al postumo Saluti notturni dal Passo della Cisa, disillusa storia di provincia ispirata a un fatto di cronaca.

Chiara, oltre che uno scrittore di grande successo, fu uno dei più noti studiosi della vita e delle opere dello scrittore e avventuriero Giacomo Casanova. Pubblicò molti scritti sull’argomento che raccolse poi nel libro Il vero Casanova (1977). Curò, per Mondadori, la prima edizione integrale, basata sul manoscritto originale, dell’opera autobiografica del Casanova: Histoire de ma vie. Scrisse anche la sceneggiatura dell’edizione televisiva (1980) dell’opera di Arthur Schnitzler Il ritorno di Casanova.

Da romanzo anche il suo funerale. Si svolse nello stesso giorno del funerale del padre di Dario Fo e, per una serie di eventi, i 2 cortei finirono per mischiarsi con  i presenti che non sapevano più se stavano seguendo il feretro giusto.

Bernardino Luini

(Luino, 1481 – Milano, 1532)

Uno dei massimi artisti espressi da Luino. Si formò in Veneto ma la maggior parte delle sue opere si ritrovano in Lombardia.
A Luino sono visibili i suoi primi esperimenti con l’affresco all’interno della Chiesa di San pietro
La maggior parte dei suoi lavori come artista maturo vengono realizzati a Milano, dove lavoro in Santa Maria della Passione e nella cappella del Santissimo Sacramento.

Nello stesso periodo realizza opere per il Duomo di Como e La chiesa di Sant’ Andrea Apostolo a Lecco.

Il suo stile si evolve verso lo sfumato leonardesco. Realizza imposrtanti opere, come il polittico della Basilica di Legnano e la grandiosa Crocefissione  nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Lugano.
Negli ultimi anni raggiunge la fama soprattutto per le tele di piccolo formato commissionate da privati.

Le opere dell’ ultimo periodo sono ora conservate nei più importanti musei del mondo: Louvre, London National Gallery, Pinacoteca Ambrosiana, Pinacoteca di Brera.

Per approfondire: Wikipedia 

Nanni Svampa

Nato a Milano, ma trasferitosi nel luinese durante la guerra, rimase sempre legato all’ambiente del lago e ai suoi abitanti, che utilizzo come ispirazione durante la sua carriera.

Dopo la maturità scientifica, Svampa, consigliato e convinto dal padre, si iscrisse alla Bocconi e si laureò in Economia e commercio. L’esperienza maturata nella ricerca di un primo impiego, confacente alle volontà paterne, gli ispirò la canzone Io vado in banca (portata poi al successo nella cabarettìstica interpretazione de I Gufi).

Durante il periodo universitario, nel 1959, si avvicinò al mondo musicale, fondando e partecipando come voce e chitarra nel complesso: I soliti Idioti. La natura goliardica delle prime avventure sul palco subì un arresto nel 1960, quando Svampa iniziò ad ascoltare e ad apprezzare le interpretazioni di Georges Brassens. Nel 1961, arruolato nel servizio di leva, con il tempo a disposizione, iniziò a tradurre Brassens, dal francese al dialetto milanese. Questo esercizio continuo di apprendimento delle espressioni dialettali, lo avvicinerà molto alle canzoni popolari e alle tradizioni musicali lombarde.

Dopo lo scioglimento dei Gufi, Nanni Svampa continuò la collaborazione con Patruno, incentrando la sua attività negli spettacoli teatrali, quali Addio Tabarin e Un giorno dopo l’altro, e soprattutto nella creazione di un’antologia delle canzoni popolari milanesi.

Suddivise in dodici volumi, Milanese – Antologia della canzone lombarda, rappresenta una delle maggiori collezioni di studio e ricerca sulla storia musicale e dialettale della città.

Parallelamente non cessò il suo interesse verso Brassens, del quale continuerà a curare le traduzioni, sia in italiano sia in milanese, delle sue canzoni.

Renato Pozzetto
©Da Wikipedia CC BY-SA 4.0

Renato Pozzetto

Nato nella vicina Laveno Mombello è stato uno dei primi esponenti della serie di comici proveniente dalla sponda lombarda del lago maggiore.

Annoverato tra i caposcuola del cabaret italiano, la sua particolare forma di umorismo, caratterizzata da una vena surreale, lo ha reso uno dei protagonisti più noti e apprezzati della comicità italiana.

Nel 1946 la famiglia torna a Milano e, dopo aver studiato all’istituto tecnico per geometri “Carlo Cattaneo” ove conobbe Aurelio Ponzoni, detto Cochi, matura le sue prime importanti esperienze nell’ambiente del cabaret milanese. Nel 1964 forma il duo comico “Cochi e Renato” con Ponzoni – anch’egli sfollato a Gemonio – ed esordiscono insieme all’Osteria dell’Oca, in Milano Per poi approdare al Derby di Milano. Da quel momento il duo è conosciuto col nome di Cochi e Renato.

La coppia di comici riscuote subito grande successo. Insieme danno vita a uno stile comico semplice ma, al tempo stesso, originale e poetico. La popolarità cresce velocemente e in poco tempo arrivano davanti alle telecamere della Rai, in alcuni casi anche in trasmissioni che li vedono conduttori e protagonisti.

Nello stesso periodo incidono insieme diverse canzoni di successo grazie alla collaborazione con Enzo Jannacci, in particolare La gallina, Canzone intelligente e soprattutto E la vita, la vita. A partire dalla metà degli anni settanta Renato Pozzetto prosegue la carriera da solo, esordendo nel cinema in Per amare Ofelia (1974): già questa pellicola gli permette di esprimere la sua recitazione straniante, basata sulla mimica, che gli assicura una grande popolarità; i personaggi delle sceneggiature cinematografiche successive coniugano il suo umorismo surreale e originale con situazioni e ambientazioni tipiche della commedia all’italiana.

Il picco della carriera cinematografica dell’attore milanese si ebbe tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’90 in cui interpretò numerosi film, cinque dei quali anche diretti.

La sua carriera prosegue ancora , tanto che nel 2021 interpreta Giuseppe Sgarbi in “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati.

Massimo boldi
©Da Wikipedia CC BY-SA 4.0

Massimo Boldi

Luinese DOC è uno dei comici italiani più apprezzati.

Esordì nello spettacolo, a Milano, come batterista iniziando giovanissimo con il suo amico Renato Vignocchi con il quale formò nel 1963 il gruppo musicale degli “Atlas”

Più tardi forma a Luino con il fratello Fabio un gruppo musicale, I Mimitoki, con cui inizia la carriera da batterista; conducendo nelle domeniche pomeridiane il “Club Ciao Amici” al Lido di Gavirate, diventando il punto di riferimento per i giovani dell’epoca;Boldi fece il batterista sino al giorno in cui non venne scritturato da Gianni Bongiovanni all’Intras Derby Club, locale di Milano, dopo aver partecipato all’edizione di Canzonissima 1974 con Raffaella Carrà e Cochi e Renato.

Qui inizia la sua carriera artistica come attore comico e cabarettista. Nel 1968 inizia ad esibirsi al Derby Club, tempio del cabaret, dove inizia ad accompagnare i protagonisti delle serate, i grandi autori ed i comici attuali e del futuro nel panorama dello spettacolo italiano. Boldi rinacque artisticamente e divenne cabarettista, scoprendo in sé un talento comico. Nel locale l’ormai ex batterista creò personaggi che diventarono presto popolari e che grazie alle sue apparizioni nelle televisioni private locali di quegli anni divennero presto anche di pubblico dominio. Fece coppia con Teo Teocoli sia al Derby Club che in televisione per parecchi anni.

Proprio grazie ad una televisione privata di allora, con sede a Legnano, “Antennatre Lombardia”, fondata da Renzo Villa ed Enzo Tortora, Massimo Boldi e Teo Teocoli diedero vita con il loro lavoro di coppia a quello che sarebbe stato considerato l'”apripista televisivo” della nuova generazione di comici in televisione dell’epoca: Non lo sapessi ma lo so;

Dopo i successi nelle televisioni locali Passo a Canale 5 dove condusse “striscia la notizia” e partecipò a numerose trasmissioni televisive.

Nel cinema, dopo alcuni ruoli di partecipazione e di comprimario tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta , ha conosciuto il successo rivelandosi come il nuovo comico del cinema italiano dalla metà dello stesso decennio con i dittici di Scuola di ladri (1986, 1987) e Yuppies (1986), film cult di cui seguì il filone continuato in coppia con Christian De Sica con una serie di commedie natalizie, – i cosiddetti cine-panettoni – prodotte da Luigi ed Aurelio De Laurentiis per la Filmauro.

 

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Francesco Salvi

Nato a Luino, si laurea in Architettura al Politecnico di Milano e per 2 anni lavora come assistente in università.

In quegli anni si appassiona al cabaret e proprio come cabarettista debutta nei primi anni ottanta al Derby Club di Milano. Qui conosce Antonio Ricci, che diventa autore dei suoi sketch. Contemporaneamente prende parte a spettacoli teatrali, tra cui In alto mare di Sławomir Mrożek (regia di Arturo Corso) e Gli uccelli da Aristofane per la regia di Gabriele Vacis. In seguito approda alla televisione che gli regala una notevole popolarità: dal 1985 al 1987 è uno dei protagonisti del programma di successo Drive In, ideato da Antonio Ricci.

Dopo varie apparizioni tv ha preso parte alla trasmissione Striscia la notizia sia come co-conduttore che come inviato (particolarmente riuscite le sue partecipazioni a Striscia nella veste di inviato culturale). Nel 1997 ha prestato la voce al personaggio di Lupo Alberto nella prima stagione della serie animata co-prodotta dalla Rai. Inoltre dal 2004 è uno dei protagonisti della fortunata serie Un medico in famiglia, dove rimane con successo per 3 stagioni. Nel 2006 è stato l’inviato in Marocco per la terza edizione del reality show La fattoria.

In quegli anni è attivo anche come cantante , con alcune canzoni, del genere demenziale, di buon successo.

Attivo anche nel cinema

Per il suo ruolo nel film La rentrée ha ottenuto una nomination al Nastro d’argento come miglior attore protagonista.

Ha rifiutato di interpretare la parte del centurione nel film La passione di Cristo diretto da Mel Gibson, a causa di un ritardo nella realizzazione del film di quattro mesi e, quindi, di una sovrapposizione delle riprese con quelle della serie televisiva Un medico in famiglia. Federico Fellini aveva pensato a Francesco Salvi per interpretare un personaggio del romanzo La voce della Luna nella sua trasposizione cinematografica, ma il personaggio è stato eliminato dal film per volontà dei produttori francesi. Nonostante ciò, prende parte anche a cinema d’autore, recitando nei primi due film di Peter Greenaway della trilogia Le valigie di Tulse Luper, distribuiti nel 2003 e 2004.

Attivo anche come scrittore ha pubblicato anche un romanzo “Zeitgesit”.

Enzo Iacchetti
©Elena Torre Wikipedia CC BY-SA 2.0

Enzo Iacchetti

Luinese d’adozione, inizia la sua carriera artistica lavorando come speaker in una radio locale negli anni 70.

A inizio anni 80 lavora al Derby di Milano insieme ai più quotati comici del momento (Salvi, Faletti, Giobbe covatta, I gatti di Vicolo Miracoli…).

Dopo alcune comparsate in TV il successo arriva dopo alcune partecipazioni al Maurizio Costanzo Show in cui presenta le sue canzoni bonsai, Canzoni condensate in pochi secondi.

Nel 1994 ottiene la conduzione di Striscia la notizia insieme a Ezio Greggio, sodalizio artistico che proseguirà per molte stagioni (e che dura tuttora), ottenendo sempre un successo strepitoso.

Con Greggio è stato protagonista di Benedetti dal Signore, mini serie di otto puntate che nel 2004 ha vinto il Telegatto. Dal 2004 al 2007 è protagonista con Natalia Estrada della sit-com Il mammo. Dal 1998 al 2001 ha anche partecipato saltuariamente come ospite a Quelli che il calcio su Raidue. Nell’autunno 2008 è protagonista della sitcom su Italia 1 Medici miei con Giobbe Covatta, mentre nel 2009 debutta come cantante con il disco Chiedo scusa al signor Gaber, disco di cover di canzoni di Giorgio Gaber ricantate con nuovi arrangiamenti, pubblicato il 16 ottobre.